Anteprima Leasing Magazine Gennaio 2026- articolo di Niclo Vitelli
La società di oggi ha derubricato il futuro e, di conseguenza, la sua immaginazione, la sua continua ricerca, il sogno di un avvenire diverso… L’epoca che stiamo vivendo è segnata da cambiamenti travolgenti e da un ancora incerto ordine mondiale. L’Occidente, così come lo avevamo conosciuto, non esiste più. Crisi esistenziale, di assetti, di poteri, di cultura: sono i giocattoli che ci accompagnano nell’attualità dell’oggi. A livello internazionale, di pari passo alla decadenza di quello che è stato l’Occidente, è sorto e si è sviluppato un protagonismo tutt’ora in movimento.
Nuovi blocchi economici e sociali hanno preso corpo e oggi rappresentano e integrano economie, finanze, assetti militari e strategici di pari forza se non superiori a quello che chiamavamo Occidente. È aperta una competizione tra grandi potenze, tra economie e loro sistemi per la conquista dell’egemonia o, in maniera meno consensuale e forse più aderente a certe tendenze, del dominio. La guerra è tornata in campo! Le armi hanno ripreso a fare il loro mestiere e le atrocità sono scolpite nelle immagini che vediamo ogni giorno. Gli attuali conflitti, al di là del loro apparente carattere locale, rischiano di infiammare platee mondiali ampie con escalation incontrollabili e ad alto rischio di conflagrazione nucleare.

Dentro a quello che è stato l’occidente è avviata una vera e propria Guerra di Secessione: i modelli a cui milioni di persone si sono ispirati e hanno seguito per una lunga fase storica, assieme all’ ampia scala di valori, stili di vita e di comportamento, sono usurati, sviliti e in profonda crisi. In questo Occidente a pezzi, in paesi di prima grandezza – vecchi alfieri della democrazia – al potere sono saliti, sostenuti dal voto popolare, veri e propri autocrati assieme ad una élite di potenti tecnocrati, di miliardari senza scrupoli, di spregiudicati finanzieri: stanno cercando di smantellare tutti i meccanismi e gli organismi di controllo, di limitare i diritti e le libertà collettive e dei singoli, di scoraggiare la partecipazione, di congelare la vita politica come l’abbiamo conosciuta.
Dominio, controllo, decisionismo, concezione imperiale dello Stato, populismo sono i principali ingredienti delle tendenze sudiste moderne. L’Europa, d’altro canto, vive la sua crisi esistenziale – sarà il suo definitivo tramonto? – non riuscendo a diventare protagonista e propugnatrice di un modello nuovo e riformato di Occidente, a riposizionare valori storici come la divisione dei poteri, la partecipazione, la tutela dei diritti e a ridefinire i confini di un nuovo Stato né ateo, né teista, né ateista, né antiteista.
Servirebbe un nuovo progetto per una democrazia progressiva, invadente e penetrante di cui, allo stato attuale delle cose non c’è purtroppo traccia… neppure inserito nell’ordine del giorno! In questo scenario di competizione globale, di orrori, di crollo di valori e di ideali stiamo perdendo la fiducia nel nostro domani che non vediamo più come il nostro futuro. I cambiamenti sono così rapidi e veloci, così apodittici che sembra difficile tracciare una rotta e seguire una direzione chiara e sicura.
Non rimane quindi che la chiusura dell’orizzonte nella scatola del presente. La crisi di futuro è una delle cause principali della disumanizzazione delle società. Il tutto è aggomitolato nel presente e senza contar più sulla speranza di un futuro da costruire, di cambiamenti possibili. C’è spazio solo per l’acquisto compulsivo, fine a se stesso e ad una effimera soddisfazione… salvo riaccendersi nel desiderio di nuovo oggetto con maggiori caratteristiche, con migliori performance, pubblicizzato attraverso data base illimitati e pervasivi.
La vita di un giovane è diventata arida: la promozione sociale si è spenta da tempo, il lavoro è incerto, precario e malpagato, diverso rispetto agli studi effettuati e ben lontano dalle originarie aspettative. Proprio per questo in tanti cercano qualcosa di diverso fuori dal proprio paese. I cellulari e i computer occupano gran parte delle ore di una giornata delle persone. Quello che non si può più immaginare nemmeno sotto forma di sogno, ovvero un diverso futuro, si crede di poterlo trovare nei gruppi e nei social: conversazioni nelle quali ognuno si sente davvero importante, ed è soddisfatto quando tira fuori le idee che gli girano nella testa, accontentandosi di risposte sibilline e diversificate o di qualche mi piace per sentirsi appagato ed anche importante.
Un sistema di corti circuiti fa invece venir meno il confronto, il dialogo, il tu per tu, le azioni collettive. E in una società dove le città sono oramai omologate alle catene commerciali tutto sembra drammaticamente uguale. Ci si accorge di stare in città diverse solo per i monumenti storici: il resto, invece, negozi di abbigliamento, fast food, foodish, centri commerciali, è un’unica, uguale, identica città!
I disagi, invece, aumentano a vista d’occhio, spesso procedono sottopelle, come una malattia invadente ma invisibile e asintomatica, fino a quando non esplodono, proprio come bombe atomiche. Basta avere sotto mano le statistiche dei femminicidi, o degli episodi di bullismo, o delle criminalità cittadine in sempre crescente progressione e che ormai non risparmiano più neppure i centri di provincia e i paesi di periferia. Malessere esistenziale, crisi nei rapporti interpersonali o familiari diventano vere e proprie rotture, fallimenti totali e assoluti che fanno uscire fuori dai binari del razionale.
Mediazione, compromesso, accettazione dell’altro: tutte materie che questa società ha bandito. Non resta che il farsi giustizia da sé, se giustizia si può chiamare la sordida violenza, in un mondo che vedono e si presenta loro come un nemico, un nemico ostile, crudele, distruttivo persino dei pochi punti di ancoraggio che erano rimasti attivi.
Disperazione, solitudine, frustrazioni si sommano spesso a esistenze sempre più precarie: mancanza di casa, di lavoro, improvviso licenziamento, stipendi che consentono a mala pena di tirare avanti con lo strettissimo necessario. Il famoso diagramma di Gini dimostra oggi che la ricchezza è sempre di più in poche mani ma sempre più grande, mentre i poveri e la povertà aumentano a vista d’occhio: quella che una volta era la classe intermedia rischia di sparire o assottigliarsi per sempre lasciando il passo ad una più netta e marcata distinzione tra i pochi che hanno e una sterminata massa di nullatenenti.
Incertezza e malessere hanno preso stabile domicilio nelle nostre città, nelle nostre case, nelle nostre famiglie. L’Occidente europeo anziché procedere alla giornata troverà la forza e il coraggio di presentare e perseguire un nuovo modello di democrazia?
Il tempo però scorre inesorabile, alla velocità della luce… non attende i ritardatari. Dopo malessere e incertezza viene sicuramente a galla disperazione, rabbia e… ecco a voi: lo psicodramma è servito!
Niclo Vitelli

Niclo Vitelli( 1954) è stato Segretario della Federazione del Pci della Versilia,
Consigliere Comunale e Assessore a Viareggio, Presidente del Festival Pucciniano
negli anni Ottanta e ha fatto parte successivamente del Consiglio di Indirizzo della
Fondazione Festival Puccini di Torre del Lago, Capogruppo del Pci al Comune di
Seravezza e Consigliere dell’Associazione Intercomunale Versilia, Dirigente alle
Relazioni Industriali al Cantiere Navale Sec di Viareggio, responsabile del CTL di
Legacoop nella Provincia di Lucca, responsabile di Lega Pesca Toscana, responsabile
delle politiche concertative di Legacoop Toscana fino al Luglio 2019 e attualmente
ricopre l’incarico di Presidente del Comitato dei Garanti nazionale di Legacoop. Nel
1995 con Pezzini Editore ha pubblicato il Libro ‘C’eravamo tanto amati’, nel Luglio
del 2016 con Edizioni Clichy-Firenze Leonardo Edizioni ha pubblicato il libro ‘Un
bel dì vedremo-Il Festival di Giacomo Puccini. Cronaca di un’incompiuta’ e
nell’aprile 2021 con Cinquesensi Editore ha pubblicato il libro ‘Hop Frog Futuro
anteriore’. Vive a Piano di Conca nel Comune di Massarosa.
