Uomo e Natura: dall’egocentrismo all’ecocentrismo

Il concetto di “natura” si può definire come una costruzione ideologica e filosofica, che ha assunto caratteristiche diverse a seconda dei periodi storici e dei sistemi culturali che si sono modificati nel corso del tempo.

La natura può essere considerata quindi un prodotto culturale: da una natura onnicomprensiva si delineano diverse nature, che assumono significati diversi secondo gli sviluppi storici, le collocazioni geografiche, i contesti culturali e scientifici entro i quali si declina.

Già ai tempi di Aristotele e degli Stoici, si era delineata una netta suddivisione tra esseri umani e animali o elementi naturali nella quale, questi ultimi, erano funzionali alla soddisfazione delle necessità materiali degli esseri umani

Anche il pensiero scientifico moderno ha contribuito allo sviluppo di questa visione, con l’enorme influenza filosofica cartesiana, kantiana e darwinista.

Il dualismo cartesiano tra spirito e materia ha di fatto teorizzato una demarcazione etica tra i soggetti che “sono in quanto pensano” e gli oggetti che essenzialmente esistono perché privi di anima.

Il Darwinismo poi, ha costituito un fondamento etico rilevante per considerare come “giusta” o “naturale” la sopraffazione perpetrata dagli esseri umani a danno di altri esseri viventi, nel nome di una sopravvivenza legata al processo di selezione naturale e adattamento.

Nel Novecento invece, il sistema di pensiero ha iniziato a cambiare e si è strutturato attorno al dibattito tra antropocentrismo e ecocentrismo.

La parola antropocentrismo deriva dalla parola greca ánthropos che significa “uomo” quindi, chi adotta questa prospettiva, crede che l’universo sia stato creato per l’uomo e per i suoi bisogni e, per questa ragione, considera l’uomo misura di tutte le cose. La prospettiva antropocentrica vede l’ambiente naturale come oggetto di tutela e valorizzazione, poiché necessario alla sopravvivenza umana e a quella degli elementi naturali che permettono tale sopravvivenza. Gli elementi naturali sono visti sì come “risorsa”, ma allo stesso tempo rimangono entità filosoficamente ed eticamente non definite e non tutelate in quanto tali.

Oggigiorno la visione dell’antropocentrismo è ritenuta sempre più anacronistica, in quanto le scienze in generale, e l’ecologia in particolare, hanno raggiunto molte evidenze a sostegno del fatto che la sopravvivenza dell’uomo su questo pianeta è strettamente legata al suo comportamento e al rispetto che ha e che avrà per l’ambiente.

La visione ecocentrica invece, mira a ricomporre la frattura tra uomo e natura attraverso una visione olistica e sistemica. Le tesi biocentriche possono suddividersi infatti in individualistiche e olistiche.

Gli individualisti pongono la vita del singolo individuo come criterio per la “rispettabilità morale” e ritengono che questa debba essere conferita anche agli animali, almeno a quelli più simili a noi. 

L’approccio olistico, termine derivato dal greco hólos “tutto intero”, diversamente da quello individualistico, riconosce una dignità morale solo ai gruppi di individui (specie, comunità, ecosistemi, ecc..). 

L’ambientalista australiano Robyn Eckersley, sistematizzando la prospettiva ecocentrica, indica 4 posizioni etiche fondamentali:

  1. l’ecocentrismo riconosce una dimensione non strumentale all’interesse dell’uomo verso la natura
  2. riconosce le necessità e i diritti del mondo non umano
  3. sottolinea l’importanza di tutelare le generazioni future, umane o non umane che siano
  4. supporta la visione olistica del mondo come un’ecosfera unitaria

Questa nuova consapevolezza di essere “compagni di viaggio” degli altri organismi viventi, si basa prima di tutto sul concetto di rispetto e poi, con lo sviluppo dell’etica della terra (una branca della filosofia morale) l’uomo ha iniziato a sentirsi sempre di più parte integrante della natura, che assume ora un valore in sé e non solo un valore per l’essere umano. 

Come sostiene il professore e filosofo Holmes Rolston III, «l’uomo è l’unico “misuratore” delle cose, ma non può essere la sola misura».

L’ecologia profonda 

Un approccio più esteso, basato sempre su un sistema di valori ecocentrico, arriva negli anni 70 da un articolo del filosofo norvegese Arne Naess intitolato: “The Shallow and the Deep, Long-Range Ecology Movement” (Il movimento ecologico superficiale e profondo a lungo raggio). In questo articolo Naess propone una nuova classificazione dei diversi approcci allo studio dei problemi ambientali, introducendo per la prima volta due categorie:

  • “ecologia superficiale” (shallow ecology)
  • “ecologia profonda” (deep ecology)

L’ecologia superficiale viene definita come il “movimento che lotta contro l’inquinamento e l’esaurimento delle risorse”, il cui obiettivo centrale è la “salute e la ricchezza delle popolazioni dei paesi sviluppati”. 

L’ecologia profonda invece, si distingue per un rovesciamento di approccio, sollecitando la nascita di un movimento ecologista che rifiuti le false scelte e lotti per risolvere i problemi alla radice. Per farlo, l’uomo deve sviluppare l’idea di un concetto di vita diverso, che porti al cambiamento, a un dibattito aperto e costruttivo, alla promozione dell’educazione.

Quando il Presidente della 75° sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU Volkan Bozkir ha inaugurato il Summit delle Nazioni Unite sulla biodiversità il 30 Settembre 2020, ha dichiarato: “L’umanità ha fatto guerra alla natura. Dobbiamo ricostruire la nostra relazione con lei. La nostra esistenza su questo Pianeta dipende dalla capacità di proteggere il mondo naturale che ci circonda”.

Marco Lambertini, Direttore generale di WWF International fino a Dicembre 2022, ha affermato come “la crescente distruzione della natura da parte dell’umanità stia avendo impatti catastrofici non solo sulle popolazioni di fauna selvatica, ma anche sulla salute umana e su tutti gli aspetti della nostra vita”.

Concludo con le parole di un altro esperto, Piergiacomo Pagano, biologo ricercatore dell’ENEA (Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente):


La Terra è la nostra casa, averne cura significa vivere in un ambiente salubre, con maggiori comodità e maggiori possibilità, significa guardare positivamente al futuro dove anche i nostri figli potranno prosperare in serenità, godendo delle bellezze del creato così come ne godiamo noi. Al contrario trascurare o sottovalutare la capacità di carico ecologico della Terra potrebbe voler dire correre dei rischi, fino a giungere ad un “punto di non ritorno” dove i problemi si moltiplicherebbero con conseguenze tragiche per la nostra stessa specie.”

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