IL GIOCO E I GIOCATTOLI  Come giocare con i bambini

Il gioco è  sicuramente la dimensione esistenziale dei bambini. Attraverso il gioco imparano a vivere: non è solo un’attività che procura piacere, ma è funzionale alla loro crescita. Giocare significa sviluppare importanti abilità: dall’intelligenza creativa e sociale, alla manualità, alla coordinazione motoria. Giocare con i bambini sembra la cosa più semplice del mondo. In fondo cosa ci vuole? Un po’ di pazienza, un pizzico di fantasia e la voglia, dopo, di rimettere tutto a posto. Molti genitori o educatori (il problema riguarda anche tate, nonni, baby sitter), poi, si affidano ai giocattoli strutturati per dare inizio ad attività ludiche, sperando attraverso questi di semplificarsi la vita quando in realtà i giochi spesso più apprezzati ed anche più educativi sono quelli ricavati da materiali destrutturati, di uso quotidiano o di recupero.

Non tutti si rendono conto che giocare, per un bambino, è un’attività seria, ben più impegnativa e costruttiva del semplice divertirsi durante il tempo libero. Soprattutto nei primi anni di vita, il gioco rappresenta per un bimbo il principale strumento per imparare a conoscere il mondo e a rapportarsi con esso.

Ma come deve rapportarsi con il gioco un adulto? Giocare con i figli a volte può essere pesante, difficile, soprattutto dopo una giornata di lavoro, e non di rado le modalità del gioco possono risultare incomprensibili per gli adulti: i genitori propongono un bel gioco educativo e i figli chiedono di fare tutt’altra cosa.

Cosa fare? Assecondarli o inventarci dell’altro? Dipende da molti fattori e le variabili che vengono coinvolte sono le più diverse, dall’età dei bambini alla predisposizione degli adulti, dal materiale utilizzato all’obiettivo che si intende perseguire giocando.

I genitori quando giocano possono assecondare i bambini e i loro desideri. Ma è sufficiente farlo per un quarto d’ora al giorno. Non c’è bisogno di diventare degli animatori, basta imparare a sfruttare tutte le possibilità di gioco che la quotidianità offre. In altre occasioni invece può essere il genitore a proporre un gioco al figlio manifestando, anche verbalmente, il proprio desiderio di giocare, al fine di trasmettere al bambino un messaggio di attenzione nei suoi confronti.

Con i bimbi piccoli è molto più facile giocare. Ad un bambino di uno, due anni, non importa tanto il gioco in sé, ma è più interessato alla presenza del genitore, che quindi può sedersi per terra vicino a lui e mettersi a scarabocchiare o fare delle costruzioni, seguendo le proprie inclinazioni. Ricordate inoltre che, specie nei primi anni di vita, i bambini fanno fatica a focalizzare la propria attenzione su un unico gioco alla volta ed è naturale altresì che la loro attenzione sia limitata nel tempo. L’aiuto dell’adulto in questo caso è fondamentale per far sì che non si generi troppa confusione e che il gioco stesso diventi fonte di divertimento e di apprendimento, con la sequenza tipica del “prendo il gioco – gioco – rimetto a posto”. L’ordine appena descritto ha un senso preciso nel garantire che il gioco assolva così a tutte le funzioni a cui è destinato, perché se anche è vero che giocando è possibile fare confusione perché l’attività è di per sé emozionante e divertente, è altrettanto vero che troppo caos impedisce di comprendere le regole del gioco generando agitazione e scontento.

Abituateli fin da piccoli a giocare da soli. Quando i bambini iniziano a muoversi, si divertono ad esplorare l’ambiente. Quindi la cosa migliore è mettere in sicurezza un mobile con dei cassetti che il piccolo può tranquillamente aprire, chiudere e tirar fuori tutto quello che c’è dentro. 

In questo modo non solo accrescono la loro autonomia, ma sviluppano anche il piacere di giocare da soli che poi rimarrà loro per tutta l’infanzia. 

Il “fare finta che”, o gioco simbolico, è un’attività che ai bambini piace molto. Spesso questa tipologia di gioco è difficile da seguire per un genitore che non riesce ad immedesimarsi nel pensiero magico del piccolo, il quale davvero vive il “facciamo finta” come realtà.

Quando il bambino chiede di giocare con lui a questo gioco, il genitore deve assecondarlo: se vi chiede di giocare alla fattoria e voi dovete fare la mucca, anche se magari per voi non è molto divertente, è auspicabile fare come dice. Questi giochi sono i più utili per lo sviluppo dell’intelligenza creativa. Magari potete provare a fare delle proposte per personalizzare il vostro ruolo, ma senza incaponirvi se il piccolo non è d’accordo.  In questo caso è lui il regista del gioco di ruolo. Ma non preoccupatevi, non dovete passare la giornata a far la mucca: prima di iniziare dichiarate al piccolo che giocherete 15 minuti, poi dovete passare alle vostre attività di adulto.

Ovviamente devono essere 15 minuti totalmente dedicati, senza cellulare né interferenze. Potete mettere una sveglietta sonora, oppure dare un altro parametro: “giochiamo fino a quando arriva papà”. Poi rassicuratelo: continuerete il gioco domani. L’importante è dare regole chiare che orientino i bambini e insieme dare anche una prospettiva positiva: “lo rifacciamo domani””. 

Oltre al momento di gioco esclusivo, potete sfruttare tanti momenti del quotidiano e trasformarli in giochi divertenti per lui e utili per voi.

Portateli al supermercato e inventatevi il gioco: “Cerca la pasta con la confezione blu”; oppure: “Metti nel sacchetto tre mandarini…”. A casa potete chiedere il suo aiuto per stendere i panni: “Passami la molletta rossa per la canottiera…”. In questo modo, oltre a divertirsi, apprende anche i nomi degli indumenti. In termini tecnici questi tipi di giochi vengono classificati come “attività di vita pratica”, attività che assolvono quindi a molteplici funzioni nello sviluppo psicofisico dei bambini poiché stimolano lo sviluppo intellettivo, la coordinazione motoria, la manualità, la comprensione e l’acquisizione di abilità.

Anche in cucina ci sono tanti spunti di gioco. Fategli piegare i tovaglioli e tagliare la mozzarella (usando coltellini dalla punta arrotondata ma che taglino, altrimenti sarà solo frustrante): per il bambino o la bambina sarà divertente e utile al fine di allenare la manualità fine. Oppure fateli impastare, molto più emozionante che impastare le paste modellabili in commercio. Infatti, impastando, non solo si esercita una manipolazione, ma si scoprono elementi dalle diverse consistenze che si possono trasformare: la farina polverosa unita all’acqua liquida diventa una pasta morbida….E non preoccupatevi se le prime volte mettendo le mani in pasta il bambino si arrabbierà sentendosi sporco. Nel caso interrompete e riprovate dopo qualche tempo. Piano piano lo abituerete a “sporcarsi”.

GIOCATTOLI: QUANTI, QUALI  E DOVE UTILIZZARLI

Funny surprised little girl lying in the chaos of toys. Kid’s face surrounded by building blocks.

Le stanze dei bambini, ma più frequentemente i salotti delle case, sembrano non di rado grandi magazzini pronti a esplodere. I giocattoli giacciono, spesso, abbandonati in ogni dove, anfratto, contenitore, invadendo anche l’area stessa preposta al gioco. Se ci si pensa non ha molto senso: a cosa servono i giochi se non c’è lo spazio necessario per usarli? Quando chiedo ai genitori dove giocano con i propri figli la risposta più frequente è: “in salotto”. I bambini non giocano più nella propria camera, invadendo gli spazi degli adulti con ogni sorta di gioco. Questa abitudine di trasportare i giocattoli in sala o in cucina è spesso “giustificata” dai genitori come una necessità legata al poter controllare il figlio mentre si sta cucinando, oppure alla lontananza della camera del bambino o perché, seduti sul divano mentre il bambino gioca, si può guardare il telefonino o la televisione. A volte una delle conseguenze del non giocare nella propria camera è anche quella di non volerci dormire perché di fatto è un luogo che i bambini non vivono.

Un bambino ricoperto di giocattoli appare ai più un bambino felice. Così via agli acquisti pazzi e compulsivi ad ogni Natale, compleanno, ricorrenza dell’anno.

Quanti giocattoli servono davvero? Non esiste, naturalmente, un numero minimo e massimo. Esistono, però, delle regole di base nell’acquisto e nel modo in cui i giocattoli vengono utilizzati.    Tutti i giocattoli devono rispettare le tappe di crescita del bambino. Ad essere indicativi non sono le etichette poste sulla scatola (che si riferiscono più che altro alla pericolosità del gioco stesso a seconda dell’età) ma le capacità effettive raggiunte nel percorso di crescita dal bambino. Un giocattolo troppo complicato può, per esempio, ledere l’autostima di un bimbo che ancora non è in grado di risolverlo, creandogli più frustrazione che divertimento. Nello scegliere i giocattoli, quindi, tenete conto di quelle che sono le predisposizioni specifiche di vostro figlio e non di un bambino generico con l’età di vostro figlio.

Se osservate vostro figlio mentre gioca, vi renderete conto che predilige poche cose. Per altro sempre le stesse. I bambini sono abitudinari e hanno i loro gusti. Inutile, quindi, tenere mille giocattoli inutilizzati che prendono solo polvere. Fate sparire i giochi che il bambino non usa e lasciategli solo quelli che ama. Inoltre, eliminate i giocattoli che non sono più adatti alla sua età ed alle sue capacità. E nel farlo, chiedete l’aiuto del piccolo. In questo modo, sentirà di essere coinvolto in una scelta che lo riguarda.

Se per Natale, compleanni, ricorrenze varie il bimbo riceve decine di giochi, mettetene da parte alcuni. Evitate di riempirlo, in una volta sola, di giocattoli. Potrete dargliene un po’ per volta durante l’anno. Man mano che eliminerete quelli con cui non gioca più. Abituatelo a poche cose, ma quelle che ama. 

E poi guardatevi intorno, osservate il mondo che vi circonda. Vi accorgerete di quanti materiali possono essere utilizzati per giocare, di quanti giochi “non confezionati” esistono sulla spiaggia, in un bosco, nelle nostre case, e quanto gli oggetti recuperati possano suscitare meraviglia e stupore nei bambini. Un mazzo di chiavi, dei mestoli di legno, delle vecchie carte da gioco, dei nastri, la carta dell’uovo di cioccolata, il bastone della scopa, le scarpe vecchie della nonna, i rotoli dello scottex. Si tratta solo di inventare e reinventarsi, stimolare la propria fantasia e quella del bambino per creare un gioco fantastico e coinvolgente. 

“Affidare l’orologio della propria vita nelle mani di un figlio, in un pomeriggio di giochi: quando lo si riprende è di nuovo luminoso e segna tutti i secondi.”

F. Caramagna

Dott.ssa Anna Maria Montanaro

Pedagogista

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