Il report «Tutto spera» Ai centri d’ascolto oltre 600 famiglie che vivono in povertà

Il dossier dell’Arcidiocesi fotografa la situazione sul nostro territorio Anziani sempre più in difficoltà, e crescono i lavoratori che non ce la fanno

Al di là dei freddi numeri, sono due i dati che emergono da «Tutto spera», il dossier statistico sulle povertà a cura dell’Arcidiocesi di Lucca. Il primo è il trend generale, tutt’altro che ottimistico: «Se guardiamo ai dati degli ultimi cinque anni – si legge –, si constata un peggioramento generalizzato delle condizioni di vista dell’utenza che ha interessato anche le fasce più anziane della popolazione», e che rischia di tradursi in una «progressiva perdita di autonomia economica, sociale e sanitaria da parte delle persone più anziane». Il secondo è che i tre «fronti di vulnerabilità» – livello d’istruzione, condizione occupazionale e sistemazione abitativa – finiscono per influenzarsi reciprocamente, cronicizzando la povertà che finisce per essere tramandata.

L’Arcidiocesi lo scrive senza mezzi termini: «I bambini che vivono in contesti familiari poveri oggi, hanno elevate
probabilità di diventare gli adulti poveri di domani
».Per quanto riguarda il nostro comprensorio, dal quale è esclusa la Versilia Storica – Forte dei Marmi, Seravezza, Stazzema e Pietrasanta ricadono sotto un’altra diocesi –, i dati del 2023 parlano di 606
contatti ai centri d’ascolto Caritas
: 56 a San Paolino, 6 a Santa Rita, 28 alla Migliarina, 178 a Don Bosco, 99 a Torre del Lago, 34 a Massarosa, 101 a Camaiore, 16 alla San Vincenzo de Paoli di Torre del Lago, 71 al Varignano, 10 a Bicchio e 7 alla Bottega 153 della frazione pucciniana. Di queste 606 persone – che, sottolinea la Caritas, si possono far corrispondere ad altrettanti nuclei familiari –, 316 sono italiane e 290 straniere.

La maggior parte di coloro che si recano agli sportelli d’ascolto sta vivendo la propria fase adulta: 154 persone hanno tra 55 e 64 anni (82 italiani, 72 stranieri); 144 ne hanno tra 45 e 54 (73 italiani, 71 stranieri) e 111 tra 35 e 44 (46 italiani, 65 stranieri). Segue la fascia 65-74 anni con 85 contatti (60 italiani, 25 stranieri), mentre i giovani tra 25 e 34 anni sono stati 68 (17 italiani, 51 stranieri). Si segnalano, infine, 39 contatti tra gli over 75 (34 italiani, 5 stranieri), 3 contatti nella fascia 18-24 anni (2 italiani, 1 straniero) e 2 minorenni italiani.

Per la maggior parte si tratta di persone celibi (178) o coniugate (239), mentre in misura minore vengono accolti ai centri Caritas divorziati (59), separati (64) e vedovi (56). Come già accennato, questi «contatti» spesso hanno alle spalle dei legami familiari: nel nostro comprensorio, il 21,6 per cento degli italiani e il 49 per cento degli stranieri ha riferito di avere almeno un figlio. I minori intercettati dai volontari dei centri d’ascolto sono stati circa 300, ai quali vanno aggiunti 172 maggiorenni che vivono ancora all’interno del nucleo familiare. Se si aggiungono anche i minorenni e i maggiorenni non conviventi, il numero totale dei figli supera le 500 unità.

I tre fattori che incidono maggiormente sulla povertà, sottolinea il report della Caritas, sono le basse retribuzioni, il livello d’istruzione e la condizione abitativa. «Quasi tutte le persone in età da lavoro accolte nei centri d’ascolto riferiscono di avere difficoltà legate all’attività lavorativa», specifica il dossier. E non si tratta solo di disoccupazione: «A livello nazionale il 47 per cento dei nuclei in povertà assoluta ha un ’capofamiglia’ occupato. La presenza del lavoro povero si riscontra con chiarezza nel contesto versiliese e interessa persone italiane e straniere», una situazione «indicativa della presenza di un mercato del lavoro caratterizzato dalla precarietà che interessa un numero sempre più ampio ed eterogeneo di profili professionali. A questo, si aggiungono situazioni di debolezza lavorativa e di sfruttamento, soprattutto nei contesti in cui l’attività è in nero».Se il lavoro è un elemento chiave, la casa non è da meno. «Tra le persone incontrate, le uscite monetarie utili per coprire le spese legate all’abitare spesso sono sproporzionate rispetto alle entrate mensili, anche nei casi in cui vi siano due persone che percepiscono un reddito». Metà dei contatti dei centri d’ascolto vive in affitto, mentre il 12,7 per cento in edilizia popolare.

Il focus sul genere Aumentano le donne E sono più giovani


Osservando i tratti delle persone accolte nell’ultimo anno ai centri d’ascolto Caritas, «si registra una ripresa, già intravista lo scorso anno, della presenza femminile» Un dato in controtendenza rispetto all’ultimo periodo: dal 2008 al 2013 la presenza
maschile è cresciuta sempre di più, fino ad attestarsi attorno al 50 per cento. «Tra le italiane si tratta solitamente di persone giovani – spiega la Caritas –, con figli o con alle spalle fratture familiari. Aumenta anche la presenza di donne straniere coniugate con figli e che non svolgono attività lavorativa».In generale, la grande maggioranza delle persone accolte ha tra i 35 e i 64 anni, e il dato che salta all’occhio è che «le donne sono più giovani dei maschi. Anche la popolazione maschile è giovane, ma si distribuisce in maniera più omogenea nelle fasce d’età». La differenza si spiega col fatto che gli uomini stranieri che si rivolgono alla Caritas sono mediamente più adulti rispetto alle donne migranti, mentre gli italiani sono complessivamente più vecchi rispetto agli stranieri.

La Nazione – Viareggio
Daniele Mannocchi

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