50.000 EURO DI MULTA PER L’HENRAUX PER SCAVO DI MARMO SUL MONTE ALTISSIMO.

Ambientalisti: solo pochi spiccioli a tonnellata a fronte di un irrecuperabile danno

La vicenda risale a qualche anno fa ma non si è ancora conclusa. Il 16/6/2020 il Parco delle Apuane notifica la sospensione dell’attività alla Cava Macchietta sul Monte Altissimo ed ordina il ripristino dei luoghi. L’attività estrattiva abusiva fu realizzata in buona parte su mappali che pochi giorni dopo, il 20 luglio dello stesso anno, furono identificati dalla sentenza n.39/2020 del giudice per Usi Civici Catelani, quali “occupati senza titolo di proprietà dall’Henraux Spa e da restituire al demanio”.

Si parla di una quantità di marmo estratto dal monte in una galleria abusiva che oscilla, il dato proviene dall’ordinanza di sospensione n.4/2020 del  Parco delle Apuane, attorno a 20.000 tonnellate di materiale. Ma l’azienda non effettua il ripristino dei luoghi e un anno dopo comunica al Parco che “ i materiali giacenti in cava non sono sufficienti a ricostruire la galleria”.

“L’azienda se li era già venduti quei blocchi – ironizza Rosario Brillante del CIPIT di Seravezza – Ed è impossibile non notare che parlare di ripristino dello stato precedente dei luoghi a fronte di disastri ambientali di quel tipo corrisponde alla legge ma è una cosa ridicola in quanto il più delle volte irrealizzabile: dato il ripetersi di abusi sulle cave la politica deve definire strumenti sanzionatori e fideussori di ben altro valore per dissuadere preventivamente la realizzazione di questi consapevoli atti ”.

E infatti oggi comitati e ambientalisti apprendono che la galleria sarà chiusa da un semplice muro di materiale raccolto sul posto. “E’ la logica del chi ha avuto ha avuto e chi ha dato a dato – precisa Gianluca Briccolani di Apuane Libere – l’azienda, a quanto abbiamo appreso, sarebbe stata chiamata a versare una penale di € 50.000. Pochi euro a metro cubo che avranno fatto sorridere i destinatari della sanzione.

Ammesso che li abbiano ad oggi versati resta il fatto che a gennaio di quest’anno la galleria abusiva è ancora lì a memoria dell’abuso.” “ Quindi un privato compie un abuso su terreni che non sono in sua disponibilità, senza autorizzazione asporta dei beni monetizzabili di notevole valore da terreni del demanio e se li vende, paga quattro spiccioli di indennizzo a metro cubo e propone di chiudere il tutto con un muro. Scommetto che magari si ripropone pure di chiedere in futuro, ad acque calme, un’autorizzazione a riprendere gli scavi. 

Ma è normale? –si chiede Brillante – Comune e Parco hanno chiesto agli organi competenti di valutare la presenza di reati penali di natura ambientale? Il Comune ha valutato quali iniziative assumere per la tutela preventiva del danno demaniale che sarebbe ipotizzabile, visto che quelle terre non sono nella disponibilità giuridica dell’azienda?”

“ I nostri volontari proseguiranno nell’opera di monitoraggio sul territorio  e la nostra collaborazione con gli Enti proseguirà – conclude Briccolani – ma queste vicende fanno cadere le braccia e ci danno la sensazione di lottare contro vere e proprie prepotenze che restano di fatto impunite.”

A cura di Rosario Brillante

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