A DUE ANNI USANO GIÀ IL TABLET

TROPPO PRESTO O SERVE AD IMPARARE?

Un vecchio articolo del New York Times riportava i risultati di un’inchiesta svolta su circa 1.500 genitori di bambini “nativi digitali” inferiori agli otto anni. Il 38% degli americani sotto i due anni ha già usato tablet e smartphone e trascorrono in media un’ora davanti agli schermi (tv, tablet, cellulari, computer). In America un bambino di 8 anni passa circa 8 ore al giorno con i media elettronici ed un ragazzo tra i 13 e i 17 anni spedisce circa 3.500 messaggi al mese, di cui 35 al giorno dopo aver spento la luce la sera.

In Italia l’81% dei tredicenni si collega ad internet tutti i giorni e per la maggior parte di essi accedere ad un social network è la prima attività dopo il risveglio, senza contare che tutto questo avviene lontano dal controllo dei genitori. Per molti adolescenti il “collegamento” è un’attività irrinunciabile e tantissimi “si sentono soli” senza i loro amici virtuali.

La televisione è stata quasi abbandonata per fare spazio ad un esercito di tablet e smartphone.

I bambini ormai sono in grado di impossessarsi degli smartphone dei genitori senza che gli stessi si oppongano in maniera ferma anche perché, non di rado, il farlo scatena crisi di pianto che difficilmente vengono gestite dagli adulti che mal sopportano questo tipo di manifestazione emotiva.

Fin dai primi anni di vita i bambini risultano vispi, attivi, interattivi, selettivi: sanno quello che vogliono e come procurarselo. I polpastrelli sembrano essere predisposti per le scorrevoli manovre sugli schermi “touchscreen”, gli occhi per seguire i rapidi movimenti delle immagini, le orecchie per ascoltare brani musicali non necessariamente rivolti all’infanzi

Inizia tutto in un attimo, chiedendo a papà di vedere un banale cartone animato per poi trovare da soli altri video da vedere cinquecento volte e decidere in autonomia quando è ora di chiudere la scena.

Si passa poi dai giochi interattivi, spesso giustificati dai genitori che ne decantano gli effetti positivi sull’apprendimento,

alle ricerche scolastiche che ci permettono di toccare i paesi disegnati sul mappamondo e visitare così i posti preferiti senza muoversi da casa. In un attimo a otto anni hanno il cellulare personale, con mamma che dice alle amiche: “Così so sempre dov’è”.

Quando ero piccola io esistevano le cabine telefoniche e i gettoni. Nel tempo siamo arrivati alle tessere telefoniche e tutto sembrava improvvisamente un salto nel futuro. Però nessuno, nemmeno i genitori, poteva trovarci. Se eravamo a scuola lì dovevamo essere e se non c’eravamo i genitori sapevano gestire l’ansia dell’ignoto.

La maggior parte dei pediatri, degli psicologi e degli educatori non condivide questo precoce utilizzo del mezzo digitale, altri li apprezzano come strumenti efficienti ed attuali che consentono un maggior sviluppo dell’intelligenza. Io credo che non si possa e non si debba sottovalutare la portata di tali mezzi di comunicazione, sia in termini positivi che negativi. Il troppo però provoca dipendenza e tutto deve essere gestito in base all’età ed alla personalità del bambino. Utilizzarli in modo appropriato comporta che i genitori siano attenti e competenti, assumendosi la responsabilità di mettere limiti e regole. 

Si tratta di scegliere le applicazioni giuste, senza affidarsi al caso e fare in modo di escludere qualsiasi comunicazione violenta, sessista, moralmente discutibile. Un genitore partecipe ed attento sa che cosa va bene o no per il proprio figlio. Se ha occhi per osservare ed orecchie per ascoltare non avrà difficoltà a comprendere ciò che diverte, insegna ed aiuta a crescere, rispetto a tanti messaggi inutili e nocivi. Tra i “no” che bloccano i desideri ed i “sì” che cedono a volontà spesso tiranniche. Affidatevi ai “sì ma”, a risposte che riconoscono la voglia di crescere e, al tempo stesso, pongono dei limiti alle pretese dell’onnipotenza infantile. È importante che i bambini si rendano conto di quanto la realtà sia più vasta di uno schermo. 

Ricordo ancora una mia passeggiata a Camaiore. Incontrai per caso una bambina frequentante uno dei Nidi d’infanzia del territorio. Era sul passeggino, con il ciuccio in bocca e uno smartphone tra le mani. Non sono riuscita a trattenermi e con un leggero “pat-pat” sulla spalla della mamma ho attirato la sua attenzione. Non è stato necessario dire molto. Credo che il mio sguardo sia stato fin troppo eloquente tant’è che la mamma in questione, di un colorito purpureo, mi ha detto: “E’ solo una canzoncina…”. E’ stato fin troppo facile rispondere che in una bella giornata di sole, a passeggio con la propria bambina, le stava impedendo di parlare e di guardare il mondo.

E che dire dei bambini che mangiano solo davanti ad un tablet o ad un televisore? Anche in questo caso spesso tutto inizia a seguito di un rifiuto del cibo da parte del bambino. I genitori passano dalla forchetta che scende dall’alto simulando un aereo all’accensione dello schermo in un batter d’occhio. Il momento del pranzo si trasforma in una flebo di immagini che trascina con sé anche l’apporto nutritivo necessario alla sopravvivenza. Non esiste il convivio, la condivisione di un momento importante per tutta la famiglia, non si impara ad osservare gli alimenti che sono nel piatto e difficilmente si riesce ad assaporarne il gusto.

La distrazione data dalle immagini consente al bambino di ingurgitare il cibo, perché di questo si tratta, ed ottiene lo scopo genitoriale di assolvere il proprio compito di accudimento.

Non è difficile. Ve lo assicuro. Basta un click. E’ sufficiente pigiare un piccolo pulsante e chiudere tutto. Non permettete ai vostri figli di condizionare momenti di vita quotidiana che dovrebbero basarsi sulla relazione. Fate in modo che i vostri figli non vogliano né debbano mai sostituirvi con strumenti che sicuramente parlano, suonano, giocano con loro ma che nulla hanno a che vedere con tutto ciò che di più importante può essere trasmesso da un genitore. 

“La comunicazione elettrica non sarà mai un sostituto del viso di qualcuno che con la propria anima incoraggia un’altra persona ad essere coraggiosa e onesta.” (Charles Dickens)

Dott.ssa Anna Maria Montanaro Pedagogista

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