LA PROFESSORESSA IMPALLINATA ED IL CORAGGIO DI EDUCARE

E’ di questi giorni la notizia di una Professoressa “impallinata” da uno studente che, con la complicità dei compagni, ha impugnato una pistola ad aria compressa ed ha premuto il grilletto.

I fatti risalgono in realtà a qualche mese fa ma a seguito della denuncia della Professoressa ed a quanto accaduto di conseguenza (o, meglio, non è accaduto) la stampa ne ha dato risalto ora.

Sembrerebbe scontato, e direi quasi banale, attribuire la colpa di tutto questo ai genitori ma in realtà è esattamente quello che intendo fare. Senza se e senza ma…senza giustificazione alcuna, né per i ragazzi, né per i loro genitori.

Assistiamo da troppo tempo ad episodi ripetuti di violenza, di derisione, di mancanza di rispetto, perpetrati da giovani adolescenti incuranti e incoscienti, adolescenti che traggono divertimento dal riprendere con il proprio cellulare qualsiasi evento di spregevole natura per poi immetterlo nel web attraverso l’uso dei social network.

Appartengo sicuramente ad un’altra generazione, qualcuno forse mi definirebbe “anziana”, ed ho fortunatamente ricevuto un’educazione severa, improntata su valori morali ben definiti e, come me, tante altre persone sono state educate così. Ai “miei tempi” non appena un professore entrava in classe era doveroso, e sottolineo doveroso, alzarsi per salutare, in segno di rispetto. Nessuno di noi studenti si sarebbe mai permesso di “impallinare” una professoressa, di dare del “tu”, di deridere chicchessia. Non eravamo perfetti e nemmeno dei santi. Non sono certo mancati momenti di scherno dei professori ma il tutto avveniva tra noi, facendo ben attenzione che i professori stessi non se ne accorgessero e che nessuno di conseguenza venisse punito, prima dagli insegnanti e poi dai genitori. Perché sempre “ai miei tempi” il passaggio obbligato sarebbe stato questo: nota, richiamo disciplinare, sospensione, genitore furioso, no televisione, no uscite con gli amici, no cinema, no paghetta, no motorino e via di seguito con tutta una serie di privazioni (cibo escluso…perché la sopravvivenza ci veniva garantita). Nessun genitore si sarebbe mai permesso di ricorrere contro la decisione presa dalla scuola e probabilmente difficilmente avrebbe mai messo in discussione quanto accaduto, dando per veritiero e sacrosanto il racconto dell’insegnante.

Oggi no. Oggi ai piccoli Buddha con i cellulari in mano viene consentito tutto ed i genitori non solo non si degnano di chiedere scusa alla malcapitata Professoressa ma pensano bene di fare ricorso contro il provvedimento disciplinare di sospensione deliberato dal Consiglio di Istituto. Nonostante una denuncia per i reati di lesioni personali, oltraggio a pubblico ufficiale, diffamazione a mezzo social ed atti persecutori, che non è proprio “robina da poco”, il ricorso è stato accolto, sembra più per un cavillo formale nell’atto di sospensione che per altro.

Dei ragazzi coinvolti solo uno sembra aver chiesto scusa. Nessun altro ragazzo e nessun altro genitore. 

Gli inglesi definiscono questi genitori come “genitori spazzaneve”, perché ripuliscono ogni cosa davanti ai loro figli in modo che nulla possa andare loro storto e possa minacciare la loro autostima. E ripuliscono, a modo loro, anche le nefandezze commesse dalla prole. 

Spesso questo atteggiamento genitoriale si presenta sin dalla prima infanzia dei figli, durante la quale tutto viene giustificato con un banale e sciocco: “È piccolo, non capisce” con il risultato che si pongono le basi per la crescita di futuri dittatori, incapaci di tollerare la benchè minima frustrazione. I “no” non esistono e tutto è permesso, e quando si raggiungono i 14 anni ci si ritiene intoccabili, arrogandosi il diritto di impallinare una professoressa.

La tendenza ad evitare e prevenire qualsiasi difficoltà ai figli sta diventando patologica, gli stessi genitori sono del tutto impreparati ad affrontare gli insuccessi dei figli perché in qualche misura rimanda ad un fallimento personale, è come se dicessero: “Non create problemi a mio figlio perché li create a me!”. 

La scuola è il nemico, i professori non capiscono niente e piovono ricorsi al Tar per bocciature, brutti voti e sospensioni. 

Mentre scrivo ripenso ai miei studi. Mi sono diplomata al liceo linguistico. Ero oggettivamente una ragazza studiosa e me la cavavo benino. Nonostante questo, nel mio percorso scolastico non sono certo mancati i brutti voti. Ricordo un “bellissimo” 2 in filosofia ed un 4 in inglese per cui ero rimasta veramente male perché ritenevo di essermi preparata. Tornai a casa arrabbiata, aspettandomi la consolazione di mia madre che, di fatto, non si scompose più di quel tanto e mi disse: “Se la Professoressa ha ritenuto di darti 4 vuol dire che era quello che ti meritavi. La prossima volta studierai di più”. Nessuna punizione, nessuna privazione (del resto passavo i miei pomeriggi sui libri) ma nemmeno alcuna consolazione. Ed è così che doveva fare mia madre. Non certo precipitarsi a scuola, come spesso ora accade, per inveire contro l’insegnante che quello fa di mestiere.

Non è così difficile capire che occorre insegnare ai ragazzi a confrontarsi con la realtà, aiutarli nelle strade in salita, faticose ed impegnative, ma non sostituirsi a loro, perché quest’ansia frenetica di fare primeggiare i figli ad ogni costo, dimenticando quelle che sono le regole basilari del vivere quotidiano, i valori su cui fondare la propria vita, crea in realtà tanta infelicità e tanta insicurezza. Quando poi interviene la violenza, la derisione, la mancanza di rispetto, si va davvero ben oltre.

Se potessi rivolgermi a questi ragazzi vorrei dire loro che gli stiamo lasciando un mondo difficile in cui vivere, un mondo difficile da accettare…che hanno ragione ad essere arrabbiati, ma che non è certo questo il modo di protestare per migliorare le cose. La scuola, lo studio, la conoscenza delle cose, sono le uniche armi che avete a disposizione e che siete legittimati ad usare per dire la vostra. Manifestate in maniera pacifica, sostenendo le vostre tesi con argomentazioni valide, e forse un giorno, con il vostro aiuto, qualcosa cambierà. 

Ai genitori va invece il mio appello per il ritorno ad un’educazione autorevole, ferma, sin dai primi anni di vita. Non preoccupatevi di crescere figli “diversi”, figli che abbiano la forza ed il desiderio di riflettere, di condividere con voi i loro pensieri, di dire qualcosa di intelligente, di importante. Siate la loro base sicura, da cui partire per esplorare il mondo ed a cui ritornare in caso di necessità, ma non abdicate al vostro ruolo di genitori ed abbiate il coraggio di educare.

Educare non ha nulla a che fare con la democrazia, dobbiamo comandare noi perché loro sono più piccoli. In uno stagno gli anatroccoli stanno dietro all’anatra. Avete mai visto un’anatra con tutti gli anatroccoli davanti? È impossibile, è contro natura. Perché le anatre sono intelligenti, noi meno.

(P. Crepet)


Anna Maria Montanaro
Pedagogista

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