AMBIENTALISTI: DELIBERE SUI PIANI HENRAUX SPA  DA REVOCARE

Sono nulli perché adottati illegittimamente dal Comune.

Si alza il livello dello scontro tra il Comune e i comitati sulla vicenda dei Piani estrattivi Henraux approvati dalla maggioranza del Consiglio Comunale di Seravezza.

Amici della Terra, Apuane Libere, il Comitato Indipendente per la Partecipazione l’Informazione e la Trasparenza di Seravezza, Custodi della Ceragiola e Le Voci Degli Alberi, Mountain Wilderness Italia aps, Italia Nostra VersiliA, WWF Alta Toscana, hanno scritto al Prefetto di Lucca e formalmente intimato a Sindaco e al Segretario Comunale di revocare gli atti approvati in quanto illegittimi. Il che li rende nulli.

Intanto due piani su tre si sono arenati. “Quello delle Cervaiole per scadenza dei termini e per incongruità progettuali. Quello del Retro Altissimo  e del Monte Pelato per la curiosa assenza delle particelle catastali dei terreni sui quali l’azienda intenderebbe scavare. L’ultimo, quello delle Gobbie, non ha ancora visto la luce e nella cava del Piastrone ci sono state gravi infrazioni che ne hanno limitato le attività”.  

Su tutto incombe la vicenda della effettiva proprietà dei bacini marmiferi.  “L’Henraux – sostengono i comitati – non ha nessun titolo valido su quei terreni e quindi oggi non è più legittimato a produrre gli atti di pianificazione urbanistica e territoriale di interesse pubblico che gli furono affidati per continuare e allargare le attività di cava e aprirne di nuove.

Fu la Giunta Neri a fare quell’accordo e in seguito la giunta Tarabella confermò di fatto l’accordo con il privato: anche se nel 2020 lo scenario era radicalmente cambiato. La proprietà di gran parte di quelle montagne è ancor, per richiesta dell’Henraux spa, in accertamento giuridico in Tribunale con un’udienza fissata per il 2 maggio prossimo: quindi l’azienda non può dichiarare, e non ha prove, che siano suoi”. 

Secondo gli ambientalisti agli atti approvati  dal Comune da quando è nota la sentenza Catelani è venuto meno il fondamento iniziale. Nel 2016 infatti il Comune aveva riconosciuto – sostengono gli ambientalisti – in modo fiduciario la proprietà dei terreni al privato. “Una cosa a dir poco bizzarra già allora – precisano – visto che lo stesso comune aveva citato in giudizio l’azienda sin dal 1988, Sindaco Giannarelli, rivendicando la natura demaniale di quei terreni. E già nel 2014 era fondato il sospetto  che molti terreni fossero occupati senza titolo dall’Henraux Spa al punto che fu commissionata una perizia.

Il contratto per la predisposizione dei piani estrattivi, i famosi PABE, sottoscritto tra Comune e azienda,  sarebbe stato valido solo se stipulato con un privato  effettivamente proprietario dei bacini estrattivi. L’Henraux spa lo è solo per una piccola parte. Non ha la legittimità necessaria a fare i Pabe al posto del Comune.”

A questo si aggiungono- secondo le Associazioni- le recenti delibere volute dal Sindaco Alessandrini. “Adottate  in  violazione della legge regionale sulle cave n. 35 del 2015. Non solo – aggiungono –   “…rileviamo anche che da parte dell’Ufficio Cave, della Giunta e del Consiglio Comunale che ha approvato il tutto, si è raccontato la storia con fatti non corrispondenti al vero. Hanno sostenuto che la sospensione della immediata restituzione delle terre al Comune da parte del privato aveva annullato gli effetti della sentenza emessa dal Giudice Catelani.  Attestare cose campate in aria in un atto pubblico può determinare il reato di falso ideologico. Alle delibere sui Pabe  dell’Henraux spa manca il presupposto di legittimità e vanno revocate”. 

Proprio per questo “rivendicheremo il rispetto delle leggi, del diritto amministrativo e della tutela del demanio pubblico”. Il comunicato prosegue evidenziando il fatto che “l’Henraux sta estraendo marmo su terreni che potrebbero essere confermati tra pochi mesi di uso civico, e che in ogni caso sarebbero soggetti a vincolo paesaggistico e idrogeologico, senza che gli organi amministrativi del Comune abbiano tutelato l’interesse demaniale”.

In questi sarebbe stato opportuno adottare un sequestro cautelativo almeno di parte della ricchezza estratta da quei monti. “La forzatura- si legge nel comunicato- è andata oltre il lecito ed è il momento di revocare gli atti illegittimi e correggere la corsa senza sbocchi verso la cessione dell’Altissimo al privato per sanare anni di pasticci in contrasto con le leggi e con il diritto amministrativo. L’adozione delle necessarie correzioni sarebbe un atto saggio da parte del Sindaco. Escluderebbe inoltre che tutti i decisori possano essere chiamati in futuro a rispondere oltre che di inadempienze ammnistrative anche di danno al patrimonio pubblico e di mancata tutela ambientale. “

a cura di Rosario Brillante

Ti potrebbe anche interessare